La legge Bossi-Fini è una legge varata nel 2002 dal governo Berlusconi, volta a sostituire ed integrare la precedente legge sull'immigrazione Turco-Napolitano. La legge prevedeva che uno straniero potesse entrare in Italia solo se munito di contratto di lavoro, aboliva la figura dello sponsor e diminuiva la validità del permesso di soggiorno da tre a due anni.
Un'altra integrazione, che creò non poche polemiche, fu quella riguardante le impronte digitali: fu proposto di prendere le impronte a tutti gli stranieri che lavoravano in Italia e a quelli che richiedevano il permesso di soggiorno, onde prevenire la contraffazione di documenti.
Un altro passaggio fondamentale della legge Bossi-Fini era quello della gestione dei cosiddetti "irregolari" e cioè quelle persone con i documenti, ma senza permesso di soggiorno, per costoro era prevista l'espulsione mediante l'accompagnamento alla frontiera. Per il clandestino , cioè colui che non ha documenti, era prevista una reclusione preventiva in centri di accoglienza fino a 60 giorni, contro i 30 della Turco-Napolitano, ai fini dell'identificazione.